C’è chi dice No [Italian]

Molti anni fa, all’indomani del 27 marzo 1994, quando questo paese scellerato compì un decisivo passo verso il ritorno alla barbarie, su Cuore, storico, come si definiva, "Settimanale di Resistenza Umana", ambizione più che mai attuale, lessi un’analisi che più o meno era come segue.

Al di là di spostamenti di pochi punti, gli italiani sono sempre quelli: da un lato i reazionari, gli evasori, gli opportunisti, gli ignoranti, dall’altro i democratici, gli antifascisti, chi cerca di informarsi e chi pensa anche agli altri. Li puoi spostare un po’ da una parte o dall’altra, ma fondamentalmente sempre quelli sono.

Oltre trent’anni dopo, sostanzialmente le cose stanno ancora così, ma questa giornata ci ricorda che l’altra parte, pur essendo minoranza, regge in piedi quello che c’è di buono in questo paese, sa svegliarsi, sa compattarsi, sa riconoscere quando il pericolo è forte e sa respingerlo.

In queste settimane, ci hanno vomitato addosso di tutto.

Hanno tentato di cancellare la separazione dei poteri, da secoli un principio cardine, non solo di qualunque democrazia decente, ma di qualunque paese civile. Lo hanno fatto come tassello di un disegno generale evidente, oltre che esplicitamente dichiarato senza pudore: delegittimare la magistratura, ricondurla ai voleri del governo, rendere le elezioni una pagliacciata plebiscitaria, svuotare il parlamento, rendere il presidente della repubblica un cerimoniere.

In sintesi: il Piano di Rinascita Democratica, il tentativo golpista di togliere sostanza alla Democrazia Antifascista e renderla una democrazia di facciata, con i poteri solidamente nelle mani del Capo, del Duce, della Ducia. O se preferite una definizione più moderna: democratura, neologismo che collega la vicenda italiana alle democrazie in pericolo, quando non già annullate di fatto, di mezzo mondo.

Per riuscirci, hanno profferito e compiuto le più inaudite infamie.

Hanno intimato a magistrati che trattano situazioni complesse e delicate quali sono gli abusi di minori di fare quello che imponeva il governo a social unificati. Come a Bibbiano, gli hanno aizzato contro la parte più ignorante e troglodita della popolazione, quella a cui puoi dire senza temere la sollevazione che i bambini sono di qualcuno e non soggetti di diritti, una roba immonda che, per raccattare quattro voti, riporta il diritto dell’infanzia indietro di secoli.

Hanno dipinto i magistrati come dei farabutti, non in grado di governarsi da soli e amici di rapinatori e stupratori.

Hanno detto apertamente che la "riforma" serviva alla maggioranza per togliersi i giudici dai piedi, e hanno continuato a pensare che la maggioranza degli italiani avesse gli anelli al naso persino quando questo bisogno di liberarsi dalle inchieste è emerso plasticamente, dalla scoperta di un sottosegretario che probabilmente era in affari con la mafia.

Senza il bisogno di fornire alcun motivo valido, hanno tolto il diritto di voto a cinque milioni di fuori sede, negandogli la possibilità di votare per corrispondenza, come facciamo da anni noi residenti all’estero, come si è già fatto per il referendum che non temevano di perdere.

Una serie di infamate vergognose, nonostante le quali, dato come siamo messi, c’erano notevoli possibilità che spuntassero anche questa, che facessimo un altro passo cruciale verso il baratro.

Non ci sono riusciti. L’abbiamo scampata. Ma ovviamente l’abbiamo scampata solo questa volta. La bestia dell’autoritarismo, dell’arroganza del potere, della vocazione di molti italiani per chi urla a Piazza Venezia o sui social, ha molte vite e trova sempre il modo di risorgere.

Ma anche noi troviamo sempre il modo di combatterla. Ora e Sempre, Resistenza.

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